Avevamo deciso: l’avremmo chiamato Ruben. Il nostro personaggio fittizio avrebbe avuto un nome comune che richiamasse il colore della brace, del sole al tramonto, di una braciola non cotta, dell’amore e del cerchio che identifica la bandiera del Giappone.
Avevamo deciso di creare questo personaggio perché avrebbe rappresentato l’incontro delle nostre sensazioni e interpretazioni durante i nostri viaggi, in Europa e nel mondo.
Ma non gli avevamo trovato solo un nome, no: Ruben aveva delle caratteristiche precise che lo avrebbero distinto dalla massa e gli avrebbero donato una personalità, un ruolo nella società, una vera vita.
E perché no? In fin dei conti ci avrebbe rappresentati entrambi. Sarebbe stato un collezionista di calamite per frigoriferi e ciocche di capelli delle diverse fidanzate che avrebbero varcato la sua porta, in entrata, ma soprattutto in uscita.
E, data questa premessa, Ruben avrebbe collezionato anche frigoriferi. Dove avrebbe potuto metterle tutte le calamite e le ciocche di capelli, altrimenti?
Ruben avrebbe amato la scrittura e le frivolezze delle esperienze mondane, a cui avrebbe partecipato solo attraverso una fervida immaginazione.
Sì, perché Ruben sarebbe stato anche molto timido e introverso: il classico tipo che piace molto alle ragazze, ma incapace a costruire relazioni complesse, perché le avrebbe giudicate richiami allarmanti di responsabilità.
Diciamolo: a chi piacciono le responsabilità? Sono così tristi e arzigogolate… La vita non è già abbastanza complicata di per sé?
Ruben al bar avrebbe ordinato solo caffè senza zucchero, un toccasana per mente e cuore senza incombenze insuliniche.
Ruben sarebbe stato alto 1,78 metri, né uno in più né uno in meno. Così avrebbe rispettato gli standard dell’estetica sociale senza doversi abbassare agli ingressi dell’architettura circostante.
Avrebbe studiato economia alla Bocconi, frequentato un master in commercio internazionale alla Sorbona, fatto un praticantato in una famosa multinazionale svizzera, ma sarebbe stato anche disoccupato senza congedo nell’Italia di ieri e di oggi.
Ruben avrebbe anche votato per la Brexit, se solo avesse avuto la cittadinanza inglese.
Avrebbe manifestato in Catalogna per solidarietà agli indipendentisti.
Avrebbe viaggiato attraverso i confini, conosciuto culture, discusso con chi gli avrebbe dato corda e sussurrato ai cavalli, se solo non fosse stato allergico al crine.
Ruben saremmo stati noi. E dopo essercene resi conto, abbiamo deciso che forse sarebbe stato meglio ripensare alle nostre vite, condividerle con il mondo, ma mai rassegnarci a unirle in matrimonio.


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