Si chiamerà forse il Porto di Venere per la sua bellezza che si erge sulla spuma delle onde?
È divina la chiesa che nasce dalla roccia, da quegli scogli a picco sul mare che pian piano diventano mattoni, che uno sopra l’altro formano un dipinto incastonato nel cielo, a vedere il mare, da guardia al suo promontorio.

Si sale e si scende lassù, come fanno i miei occhi su quella creazione dall’altra sponda, da un’isola custodita dalla natura e finalmente abbandonata dall’uomo. Palmaria, anche tu sei Venere!
Ma non tieni le mani a coprire le tue grazie, solo piante, libere d’esistere. E quella striscia blu ha il vostro permesso di scorrere: che fortuna quegli scogli siano così generosi.
Prego il tempo perché non cancelli nulla di tutto questo e resti per sempre un dipinto d’acqua e roccia in una cornice a metà, che è l’orizzonte.











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